Off-Conference.15

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(English translation is not provided) – Evento in presenza aperto al pubblico

> ore 21.15
Galleria Adiacenze – vicolo Spirito Santo 1/b

Visita guidata alla mostra collettiva Fu desiderio che infine prende forma in un corpo a cura di Laura Rositani e Adiacenze. Espongono: Sara Lorusso e Adelisa Selimbasic.
Il titolo è un omaggio ad un verso tratto da Non sempre ricordano di Patrizia Vicinelli, poetessa bolognese incredibile e dimenticata, struggente nelle sue performance e distruttiva nella sua vita legata a prostituzione e tossicodipendenza.
La ricerca di Vicinelli trasforma la parola in gesto e corpo, arrivando ad un concetto di performatività della parola connessa con la sperimentazione della corporeità. La rabbia si trasforma in desiderio, passione espressa attraverso un linguaggio che travalica, scompone, reinventa la scrittura.
Il desiderio e il corpo sono centrali nelle ricerche di Adelisa Selimbasic e Sara Lorusso che attraverso il mezzo pittorico e fotografico ci portano ad un’idea di decolonizzazione del corpo femminile che si libera dagli standard estetici e sociali per emergere e ripartire attraverso derive legate all’erotismo e al perturbante.
Allontanarsi dal corpo s-oggetto per attivare processi di ritorno significa mettere in discussione il concetto stesso di desiderio che nella nostra società si esprime attraverso la presenza di un oggetto.
Ribaltare il concetto di estetica per lasciare spazio ad un’idea di unicità e identità. “È questo quello che io chiamo desiderio: quell’esperienza che crea un conflitto, una cesura tra soggetto e oggetto. Questo rapporto tra soggetto e oggetto è un rapporto che esiste tra persone, tra persone e cose, e soprattutto all’interno delle persone stesse. È il rapporto che intercorre tra il sé e l’altro – laddove anche il sé è molto spesso un altro per noi.
Il desiderio, anzi, è proprio quello che ci svela di non essere un tutto conchiuso, un individuo isolato. È quello che ci fa scoprire che ci sono delle cose che non dipendono da noi, che non possiamo decidere a priori. Cose che semplicemente ci accadono, proprio come ci accade di sentirci attratti da qualcuno, di desiderare qualcosa.
Si può sperare che questo conflitto resti confinato esclusivamente all’ambito privato dell’esistenza umana? Sarebbe un obiettivo politico utile? O è piuttosto il fatto che questo conflitto esondi dal sessuale, e si riversi anche sulla società tutta, ad avere un valore politico?” (da “Ripartire dal desiderio” di Elisa Cuter)

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