Nella società odierna i cambiamenti sono sempre più veloci. L’esperienza di instabilità collettiva che stiamo vivendo, ha portato con sé la sperimentazione di diversi modelli di intervento nel nostro lavoro. La solitudine, l’isolamento, la paura, il senso di estraneità sperimentati durante la pandemia, il bisogno di ricevere ascolto nella mancanza di vicinanza e co-regolazione, sono solo alcuni dei temi che hanno coinvolto tutti, soprattutto i soggetti vulnerabili a cui ci rivolgiamo nell’ambito professionale. Abbiamo imparato a vivere nel ritmo dell’alternanza di esperienze sul campo, in presenza, con interventi a distanza, sulle piattaforme virtuali.  Ci siamo impegnati con dedizione e passione, restando saldi di fronte alle problematiche che si sono manifestate, sentendoci coinvolti e connessi tra di noi, consapevoli dell’importanza di costruire soluzioni inclusive e dinamiche, senza perderci d’animo, con la fiducia di poterci ritrovare nella fisicità dei corpi. Il nostro rapporto con la creatività ci ha reso capaci mantenere la vitalità dei nostri approcci metodologici nella vicinanza e nella lontananza.

I nuovi mezzi di comunicazione hanno modificato il campo intersoggettivo e l’esperienza diretta dei corpi nello spazio fisico ha spesso lasciato il campo alla visione bidimensionale dello schermo. Cosa è successo all’esperienza concreta e tangibile? Le terapie espressive si basano sull’incontro tra corpi e materia.  L’impossibilità dell’incontro in presenza ha creato grandi sfide, spesso affrontate con creatività e coraggio, dimostrando attivamente che la relazione di cura si può vivere a grandi distanze geografiche e l’interazione trasformativa può avvenire anche attraverso uno schermo. Vogliamo discutere e confrontarci su come sia stato possibile, attraverso i canali virtuali, adattare e trasformare le nostre pratiche senza perdere l’autenticità, come abbiamo fatto esperienza del corpo dell’altro senza la presenza reale nello stesso luogo fisico e soprattutto che cosa questa esperienza ci ha insegnato per la continuazione del nostro lavoro.

Questa conferenza intende raccogliere le testimonianze dei professionisti che hanno messo in campo le loro competenze, soggetti artisticamente sensibili e professionalmente competenti, per far fronte ad un’epoca di cambiamenti ancora in fieri.

Vi invitiamo a presentare la vostra esperienza nella nostra conferenza internazionale che celebra i 40 anni dalla fondazione di ATI, per un confronto dinamico sulla nostra pratica, sui principi teorici e metodologici che la sostengono, per rinsaldare una comunità basata sul rispetto per le connessioni uomo-natura-ambiente che costituiscono il fragile equilibrio di un eco-sistema che ha bisogno di essere protetto, ripensato e rivivificato.

La conferenza avrà una forma ibrida, in presenza nella città di Bologna ed online.

Le aree tematiche ed applicative emerse dalle nostre riflessioni e attorno alle quali si svilupperanno gli interventi sono tre:

  • Frattura/trasformazione
    Area clinica: interventi, protocolli e ricerca nella cura del disagio psichico e mentale, percorsi e confronti per nuovi modelli di lavoro.
  • Inclusione
    Area sociale: le forme sociali di intervento “fuori dal setting”. L’arteterapia, la danzamovimentoterapia, la psicoterapia espressiva tra sperimentazione performativa, espressione di sé e sostegno dinamico nei contesti sociali, scuole, ospedali, case di riposo, comunità.
  • Connessione
    Area multidisciplinare: scambio e lavoro creativo con altri saperi. L’arteterapia, la danzamovimentoterapia, la psicoterapia espressiva in dialogo con altre forme di conoscenza e di ricerca nel campo dell’ecologia, delle scienze, delle arti multimediali, della filosofia nella ricerca interiore personale e collettiva.